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Pane contro bombe: il modello di Valguarnera nell’era della nuova povertà
 
Che strana questa Sicilia raccontata da media stereotipati che ripetono come un disco inceppato una storia monocorde di vendette, malcostume, mafia e continuano ad ignorare la storia di interi Paesi fatti da persone in carne e ossa con un loro storia apparentemente semplice e poco significante ma di fatto profonda e ammirevole quando si comincia a scavare nel tessuto quotidiano.

Chi conosce e parla ad esempio del Paese di Valguarnera – Caropepe in provincia di Enna, diecimila abitanti a pochi chilometri dell’autostrada di Catania per Palermo? Eppure è a un tiro di schioppo dall’incantevole Lago di Pergusa, noto per un circuito automobolistico, riserva naturalistica e luogo ideale per una vacanza di totale relax in una natura ricca di prodotti naturali, inserito in una area millenaria che ha scandito le grandi civiltà del Mediterraneo e di cui gli scavi legali e quelli dei tombaroli hanno fatto emergere dei reperti di grande valore, come testimonia la Dea di Morgantina, recentemente restituita dal Getty Museum di Los Angeles e quelli conservati nel Museo di Aidone e nei diversi musei di tutto il mondo.

Ma la storia non può limitarsi a raccontarci dei “gloriosi principi” di Valguarnera e di Assoro, oppure dei celebrati baroni di Floristella con le loro miniere di zolfo, inferno produttivo di lavoro minorile e fonti di malattie mortali fino a pochi anni fa, o dei Principi Alliata e dei preziosi palazzi di una epoca andata.

Accanto alla “storia dei nobili togati” c’è quella delle migliaia di persone semplici ma dotate di un grande ingegno creativo che ci può riservare delle piacevolissime sorprese se riusciamo ad immergerci nelle loro tradizioni e celebrazioni famigliari e religiose per nulla bigotte e divenute parti essenziali della solida identità di un Paese dal quale abbiamo tanto da apprendere.

Basti pensare, a titolo esemplificativo, alle celebrazioni corali di tutto il Paese in occasione della festa di San Giuseppe appena celebrata, caratterizzata dalle “tavolate“di ogni ben-di-dio che coloro che hanno ricevuto una grazia durante l’anno, imbandiscono, a beneficio di tutta la popolazione, senza distinzione di sorta. L’elemento dominante è naturalmente il pane fatto con il grano antico genuino prodotto in queste terre, trasformato in farina e che assume in questa occasione, la forma degli attrezzi del falegname Giuseppe e degli eventi più significativi della vita della “sacra famiglia”.

Celebrazioni civili e religiose a base di Pane e non di Bombe. Una ricetta ideale contro la nuova povertà imperante.

E sono appunto i “tre Santi”: Maria, Giuseppe e Jesus, rappresentati da tre membri della comunità in magnifici costumi, che aprono ogni “tavola” assaggiando quanto preparato e accompagnati da una processione di un popolo festante, senza spari di mortaretti ma al suono di due bande locali formate anche da giovanissimi musicisti.

Alla processione, si aggiungono i “devoti graziati” con il loro cavallo danzante, bardato a festa, seguito da un gruppo musicale integrato nelle due bande cittadine. Il tutto con molto garbo e senza schiamazzi di sorta.

In questa occasione, alcune “zie” – così chiamate quelle persone anziane che godono di particolare rispetto nella comunità – preparano nelle loro case delle tavolate di dolci e di ricette tipiche aperte a tutti i membri della famiglia allargata, ai vicini e conoscenti: un modo semplice ma efficace per rinsaldare i legami di parentela e di vicinato qui molto sentiti e per coinvolgere le nuove generazioni nelle tradizioni del paese e, in particolare, per educarli al senso della solidarietà comunitaria, del rispetto e dei valori familiari.

Ben altra cosa e di più alto valore dell’Halloween americano! E’ una sorta di fusione ben riuscita tra le tradizioni cristiane e le antiche celebrazioni di Demetra, Madre terra dispensatrice, dea del grano e dell’agricoltura, nutrice della gioventù e artefice del ciclo delle stagioni, protettrice del matrimonio e della famiglia, fonte primaria dello sviluppo e del benessere.

Ricordando quella grande tradizione, importante al pari di quella cristiana, abbiamo voluto rendere visita in questa occasione, alla “Dea di Morgantina” – Demetra (?) – nella sua alma residenza del Museo di Aidone, dove abbiamo trovato un numeroso pubblico attento e ordinato sotto gli occhi vigili e amorevoli di quel bravo e fedele custode del Signor Gagliano. Anche qui si è svolta nel pomeriggio una importante processione commemorativa. Una visita l’abbiamo riservata alla “tavolata” organizzata, con la collaborazione degli amici locali dell’UNESCO, in un importante convento di Enna che dopo tale evento, chiuderà i battenti per mancanza di vocazioni dopo una gloriosa e incisiva attività.

Segno di quella lenta e forse inesorabile distruzione della grande cultura mediterranea e indoeuropea ad opera dei tempi moderni dominati dalla speculazione finanziaria e dal trionfo del Nulla, del nichilismo più bieco, della povertà imperante e della doxa – apparenza sulla luminosa Alétheia – Verità, contrapposta alla comunità vivente reale che questa festa ci ha ricordato e che merita rispetto e un sentito “Grazie”!

Ci resta una speranza: che il grande incontro nazionle dei delegati UNESCO che si svolgerà in Acireale il 7, 8 e 9 aprile in occasione dei 70 anni della fondazione, possa costituire l’occasione per ritornare alle nostre profonde radici e di liberarci di un marciume bombarolo e ciarlatano che sta minando le nostre comunità e rischia di segnare la fine di quella solidarietà e sussidarietà che Giuseppe e Demetra ci ricordano. Ne sarebbe felice il grande Sebastiano che visiteremo la sera del venerdì.

Un grazie doveroso va alla Sovrintendente Enza Cilia, originaria di Valguarnera, Caropepana doc, ben nota e apprezzata non solo in Sicilia ma nel mondo UNESCO, che ci ha voluto associare a questa eccezionale esperienza.

Enzo Coniglio
@diritti riservati